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17.5.15

Fog in Channel



Brighton, città bipolare, sofisticata e decadente, avvolge il visitatore in un'atmosfera surreale rendendolo vittima di un incantesimo.
La  percezione dello spazio e del tempo muta, e con essa le emozioni.


Brighton ti toglie lentamente i vestiti, ti spoglia perfino della pelle e poi lascia che l'anima, da sola, scelga nuovi pensieri per rivestirla.



Tornare in superficie richiede sempre una buona dose di coraggio e determinazione.

E' possibile guardarsi in profondità e risalire nel mondo, con lo stesso sguardo col quale siamo partiti all'inizio del nostro cammino?
Quanta luce siamo disposti a perdere, in favore di un compromesso?



Siamo anime che vagano in cerca di un'identità perduta e si scontrano, ogni giorno, le une con le altre in un incessante perdersi e ritrovarsi.


Il confronto che nasce da ogni incontro, seppur banale e fugace, ci permette di disegnare nuove coordinate e dirigere noi stessi verso ciò che desideriamo.


Oppure è meglio non desiderare e tenersi stretta la vita che abbiamo, piuttosto che rischiare di venire travolti da tempeste emotive.

A che età finiscono i sogni?


Quando dobbiamo smettere di rincorrerli?




Davvero possiamo vivere senza?


I nostri sogni impalpabili, inconfessabili e talvolta spudorati ci restituiscono un'uguaglianza di forma.




Possiamo guardarli, da lontano, tutta la vita


Seguirli come fossimo bambini.



Ostinarci a girare intorno alle nostre illusioni.


Penso che essere felici richieda un impegno costante nel convertire delusioni e rimpianti in un valore aggiunto.



Un giorno, sono andata a Brighton a cercare l'orizzonte libero del mare.
Ho trovato una nuvola densa e grigia, un liquido amniotico in cui fluttuavano persone tutte uguali.
Così ho scoperto che la nebbia non sempre è nemica ma, a volte, protegge.
Aldilà dei sogni individuali, desideriamo tutti trovare risposta alla stessa domanda.
In questo senso la nebbia ci viene in soccorso, celando verità che non siamo ancora in grado di gestire serenamente.

Ho imparato, pure, che se non riesco a vedere chiaro di fronte a me e  non sono visibile agli altri come vorrei, non significa che io non sia esattamente come mi percepisca.

Un vecchio titolo del Daily Mirror diceva "Fog in Channel. Continent cut off".
Prima del tunnel nella Manica, non c'era altro modo di mettere in collegamento Inghilterra e Europa, ma evidentemente il titolo del giornale suggeriva un'arguta interpretazione.
L'interruzione delle comunicazioni  non rappresentava un disagio per l'Isola ma per il Continente, come a significare che il popolo inglese sarebbe andato bene avanti, anche da solo.
Un atteggiamento arrogante, si potrebbe obiettare.
Eppure, se pensiamo a quante volte ci siamo trovati nella difficoltà di comunicare agli altri i nostri pensieri, potremmo scrivere una lista dei contrasti per le questioni in disaccordo, i malintesi, la fiducia mal riposta.

Allora, in alcuni momenti, l'isolamento è salvifico e distoglie da inutili comunicazioni col mondo esterno che altro ruolo non hanno se non quello di rallentare il percorso.


La sfida più importante è essere se stessi, senza rinunciare ad amare gli altri.
Perché l'isolamento è produttivo solo se temporaneo.


Siamo piccoli cuori solitari nella nebbia.
Se ci guardassimo sempre negli occhi, non avremmo più paura.


14.4.15

It looks like rain (in cherry blossom lane)





Non ho bisogno di contemplare un ciliegio in fiore, per ricordarmi che la vita è bella e fugace.
Eppure, ogni anno, ti cerco e ammiro, albero beffardo.

Tutti i petali danzano fino alla fine ed io li rincorro, lasciandomi sfiorare, come fossero gocce di pioggia.
Se non lo avete ancora fatto, cercate il vostro albero e scatenatevi. Dicono sia di buon auspicio.  ;-)



11.4.15

metti un pomeriggio a Hyde Park

Metti che hai passato due settimane da incubo, lottando contro virus e sistema sanitario inglese.
Metti che non ti senti ancora in forma, ma è un giorno di festa, c'è il sole e ti dispiace abbandonare i tuoi uomini.

Ti fai convincere a fare quattro passi a Hyde Park, anche se poi diventano mille, diecimila.
Avanzi lentamente spingendo un passeggino vuoto e, ogni tanto, ti volti indietro sorridendo al bambino che lecca il gelato.
Sei stanca, però ammetti che hai fatto bene a uscire pure tu. Stai cominciando a rilassarti.
Guarda che sole.
Guarda come brilla il lago.
Guarda quanto è bello questo ciliegio in fiore.
Guarda, il passeggino sta cadendo nel lago!

Caduto.



21.3.15

Echi del passato


I car boot sales sono mercatini dell'usato, molto diffusi a Londra.
Ogni weekend, una folla di avventori va in cerca di affari, curiosando nei bauli delle macchine (car boot sale si riferisce proprio alla vendita di merce all'interno del bagagliaio).
Alcuni venditori espongono i propri articoli anche arrangiando qualche banchetto. Molti sono semplici individui che si disfano di oggetti personali, altri commercianti di professione.

Se, invece, si tratta di un classic car boot sale, la merce in vendita appartiene a un'altra epoca, così come le macchine che la espongono.
Chiunque possieda un'auto o van di fabbricazione anteriore al 1989 può prenotare il suo posto nel mercatino, pagando una piccola quota (un biglietto d'ingresso è previsto anche per il visitatore).



Le persone che frequentano questi luoghi amano indossare abiti cosiddetti vintage, mischiarsi tra la gente, lasciarsi ammirare e fotografare come grandi Star del Cinema.
Sono gruppi di amici, giovani coppie ma anche signori attempati che sfoggiano mise improbabili con disinvoltura.
Per tuffarsi rapidamente nell'atmosfera del classic car boot sale, questo video è l'ideale.



Difficile non farsi contagiare dal clima esuberante, dalle dream cars degli anni 50 e 60 (no, l'apetta, non è una macchina da sogno) e dalla musica swing proveniente da un Routemaster bus.

Come dice l'organizzatore dell'evento, Wayne Hemingway, un mercato ben organizzato e curato nei dettagli può essere davvero vicino al cuore delle persone, a quell'umano desiderio di incontrarsi e divertirsi.
Ma la gente che si diverte, solitamente, è anche affamata perciò al classic car boot non può mancare lo street food, ovviamente servito da furgoncini vintage. (questo il migliore )

Chi invece ha bisogno di un cocktail per godersi meglio la giornata, può ordinarne uno al Routemaster bus poiché, oltre ai DJ alle prese con i vinili, troverà un bar.
Magari, dopo, sarà più propenso a lasciarsi coinvolgere dalle note delle big bands e ballare il lindy hop.









Eppure la musica swing ha un effetto talmente dirompente, da sciogliere da sola (senza alcun supporto alcolico) gli schemi rigidi in cui incateniamo la nostra mente.
Basta ascoltarla per sentire crescere dentro una gioia esplosiva e una voglia irrefrenabile di ballare.
Non sarà un caso che sia nata nel periodo della Grande Depressione.



Ve lo dico, prima o poi mi vedrete qui.


Quando sono uscita di casa per andare al classic car boot sale, non avevo in testa di portarmi a casa qualche pezzo d'antiquariato, né voglia di spulciare tra i carrelli appendiabiti. E l'idea di vedere uno schieramento di automobili color pastello mi piaceva, ma senza particolare entusiasmo.
Era un sabato pigro, una giornata fredda malgrado il sole. 
Semplicemente, avevo voglia di incontrare gente e divertirmi, di cogliere l'aspetto creativo della vita.
Un mercatino vintage, questo, lo sa fare.
Spinge le persone a ricercare se stesse attraverso gli oggetti della memoria collettiva. 
Pone a confronto aspetti del Sé quotidiano con altri più intimi e nascosti. 

Che siate appassionati di Vintage o meno, ci sarà, inevitabilmente nella vostra vita, qualcosa che vi lega al passato, inteso in senso storico ma anche personale.
A volte occorre fare una deviazione ampia, un salto indietro nel tempo, per rinnovarsi.

4.3.15

Cercasi gentleman


C'era una volta un quadro e ora non c'è più.
La commessa dice che l'ha comprato un gentleman.
Mentre io chiedevo ad amici e parenti se fosse irresponsabile appendere sulla parete del soggiorno questo sguardo su mio figlio, qualcuno approfittava e metteva le sue mani sul mio quadro.
Soffiato in poche ore, senza nemmeno un biglietto di scuse.
Ieri era mio, oggi suo.
Proprio quando mi ero convinta che no, il bambino, non sarebbe diventato psicopatico.


Ti piace questo quadro, tesoro?
Sì.
Cosa ci vedi?
Una signora che fa yoga.